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Osteopatia e lenti progressive

Nel settore oftalmico, il mezzo che più riesce a rendere la visione del presbite vicina a quella del non presbite è la lente progressiva.
Le lenti progressive presentano due zone funzionali, una per la visione per lontano (oltre i 5 metri) ed una per quella da vicino (40-33 centimetri); queste due porzioni di lente sono unite da un settore di transizione detto canale di progressione, in cui la potenza della lente cresce dall’alto verso il basso per arrivare al valore del potere per vicino. Questa parte di lente è utilizzata per la visione a distanze intermedie cioè da 40 cm. a 5 metri.

Queste lenti, rispetto ad altre soluzioni ottiche (lenti monofocali, bifocali, trifocali), presentano quindi porzioni di lente tali da consentire la visione nitida a tutte le distanze; oltre a questo pregio, e ad altri di natura ottica, non presentano l’antiestetica linea di separazione presente nelle lenti bifocali e trifocali. Come ogni altra cosa di questo mondo, accanto ai numerosi pregi, presentano certi condizionamenti legati a quelle che sono chiamate zone non funzionali, cioè le zone periferiche, al canale di progressione, nelle quali la qualità dalla visione non è perfetta a causa delle aberrazioni. Dobbiamo far presente che molte limitazioni sono in fase di soluzione e sempre di più si sta cercando di fare per riuscire a rendere la lente progressiva di facile utilizzo. E’ in ogni modo fuori dubbio che tutti i problemi non potranno essere risolti, molto continuerà a dipendere dalla corretta selezione dei pazienti, da un corretto montaggio e centratura di queste lenti, nonché da una corretta informazione di quali sono i passi importanti per il raggiungimento dell’adattamento ed il corretto utilizzo delle lenti.

Il periodo d’adattamento è circa 10/15 giorni; in tale periodo è opportuno regolarsi secondo le indicazioni del professionista.
In ogni caso alcune regole guida, per l’utilizzo di tali lenti, possono essere:
Ruotare la testa anziché gli occhi per osservare oggetti lateralmente,
Evitare di reclinare la testa indietro per la visione a distanza e non abbassare la testa per la visione per vicino,
Abituarsi, per la lettura, a ruotare gli occhi verso il basso più del naturale, ciò al fine di superare il canale di progressione; tale situazione è un limite ineliminabile delle lenti progressive,
Tollerare nei primi giorni una sensazione di disorientamento spaziale. Tale problema sarà sempre meno avvertito con il passare dei giorni fino a recedere, nella peggiore dell’ipotesi, nel giro di qualche settimana.
Il trattamento osteopatico potrebbe essere propedeutico all’applicazione delle lenti progressive, e a volte utile per migliorare l’adattabilità del soggetto a questo nuovo tipo di visione; vediamo in che modo.
Dal punto di vista biomeccanico è chiaro che, per l’utilizzo delle lenti progressive le strutture anatomiche che concorrono all’uso di tali lenti, debbano funzionare correttamente.
Il soggetto deve ruotare la testa anziché gli occhi per guardare gli oggetti lateralmente; questo movimento interessa principalmente la cerniera C0- C1, e C1-C2. I movimenti che sono svolti da queste articolazioni si possono riassumere con il termine anglosassone “nodding”, in altre parole l’italianissimo annuire o dissentire con il capo (dire sì o no), quindi movimenti molto piccoli. Tutti i movimenti fini del capo sono completati da queste due articolazioni che anatomicamente coinvolgono l’occipite, la prima e la seconda vertebra cervicale. La muscolatura che più s’impegna in questa fase è la muscolatura suboccipitale formata dai muscoli nucali brevi che sono: il m.lo piccolo retto posteriore della testa, il m.lo grande retto posteriore della testa, il m.lo obliquo superiore della testa ed il muscolo obliquo inferiore della testa. Tutti i muscoli nucali brevi hanno effetto sulle articolazioni craniche. Azionati da entrambi i lati, sia i muscoli retti sia gli obliqui estendono la testa. Azionato da un lato solo il muscolo obliquo superiore inclina la testa lateralmente. La rotazione della testa è effettuata sia con l’aiuto del m.lo grande retto che dal m.lo obliquo inferiore. Inoltre sono in diretta correlazione con la muscolatura estrinseca dell’occhio e partecipa attivamente all’accomodazione nella visione (non dimentichiamo che le cefalee che intervengono a causa della difficoltà di visione sono spesso causate da una contrattura di questa muscolatura che, per sua vicinanza anatomica con l’emergenza del nervo grande occipitale, provoca dolore dalla nuca sino all’orbita). Se è presente un blocco funzionale di questa articolazione, i movimenti richiesti da una lente progressiva per avere una visione laterale, possono essere resi difficoltosi e la visione attraverso la lente compromessa per un’ipofunzionalità della cerniera atlanto-occipitale e della cerniera C1-C2.
Un’altra richiesta funzionale delle lenti progressive, è quella di utilizzare maggiorente la muscolatura estrinseca dell’occhio. Per leggere, con le lenti progressive, invece di abbassare il capo verso il testo, dobbiamo tenerlo stabile, e ruotare verso il basso il bulbo oculare. In questo caso, la muscolatura sub occipitale, interviene, stabilizzando il capo e permettendo alla muscolatura dell’occhio di ruotare il bulbo oculare verso il basso. Se la condizione della cerniera atlanto occipitale, non è perfetta, la tensione che si provoca nella muscolatura sub occipitale, sarà tale da provocare fastidio e dolore ed insorgenza di cefalee muscolo tensive.
Un preventivo controllo della mobilità di queste strutture potrebbe essere utile per migliorare l’adattabilità del paziente alle lenti progressive.

Altresì prima di abbandonarle perché non ci si abitua, potrebbe essere utile consultare l’osteopata per assicurarsi che, funzionalmente le strutture anatomiche che sono utili alla visione con le lenti progressive possano essere ripristinate alla fisiologica funzionalità.

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