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LO SBADIGLIO
Dott. Ivano Colombo
Osteopata D.O. M. Roi - Dottore in Fisioterapia
Sbadigliare è un atto involontario. In quest’occasione, compiamo un’inspirazione lunga e profonda, seguita da un’espirazione con le medesime caratteristiche.- In quest’occasione, il battito cardiaco accelera leggermente. Secondo alcune teorie, lo sbadiglio sarebbe provocato da un alto tasso di Ossido di Carbonio (CO) nel sangue.Con il respiro prolungato si produrrebbe una maggiore ossidazione del sangue e con la successiva espirazione, l'organismo eliminerebbe il plus di Anidride Carbonica eliminando così, lo stato di torpore. Non trova spiegazione scientifica il fatto che gli sbadigli siano contagiosi.
La ricerca sinora non è ancora quindi riuscita a descrivere il vero significato dello sbadiglio; di certo si sa che ha a che fare con le modificazioni dello stato di vigilanza.
Tra le innumerevoli teorie che tentano di spiegarne il significato, ve ne sono di popolari (sintomo di noia, esercizio per la muscolatura della faccia), ancestrali (necessità di mostrare i denti in una situazione di pericolo) e chissà quante altre ne potremmo trovare.
Lo sbadiglio, atto comune all’uomo e agli animali, suscita interesse anche in quest’ultimi.
Tutti sarebbero pronti a giurare che il cane che sbadiglia è un cane annoiato, o, al limite affamato o stanco, senza fermarsi a pensare che è un cane che sbadiglia e non un uomo.
Il più delle volte infatti lo sbadiglio del nostro amico nasce da ragioni ben diverse specie se lo si osserva in contesti in cui sembra fuori luogo: un cane seduto sulle zampe posteriori, con i muscoli in tensione pronti a scattare e lo sguardo eccitato puntato sul padrone, quasi a chiedere qualcosa, sbadiglia ripetutamente, pur non essendo affamato, magari accompagnando la fase finale dello sbadiglio con un uggiolo acuto e un movimento rapido della testa. Una scena del genere ci può far pensare più che ad un cane stanco o annoiato ad un cane nervoso o in tensione per qualcosa. In questi casi lo sbadiglio diventa un segnale di stress.
La meccanica dello sbadiglio si evidenzia in due atti: la respirazione (con un’inspirazione ed un’espirazione), ed il movimento dell’articolazione temporo mandibolare (con un’apertura ed una chiusura della bocca). Le varie teorie che tentano di dare un significato a quest’atto fisiologico, si muovono esattamente intorno a queste due funzioni.
Oscar Manzati ( *Attualità in Terapia Manuale & Riabilitazione 2001; 3 (3) ), esprime al riguardo un’interessante teoria
Come dicevamo all’inizio una teoria afferma che lo sbadiglio derivi dall’esigenza di effettuare una grossa inspirazione per modificare il tasso di CO nel sangue. Ma per quest’esigenza basterebbe un sospiro. E’ compito di quest’atto respiratorio apportare una maggior quantità d’ossigeno ed espandere gli alveoli che per determinati periodi di tempo rimangono inattivi. Ben conosciuto nella riabilitazione respiratoria l’importanza del sospiro.
Quindi basterebbe sospirare per accontentare l’esigenza di maggior Ossigeno nei polmoni; ma nell’atto dello sbadigliare noi apriamo la bocca, con impegno massimo dell’articolazione temporo mandibolare, inspirando aria direttamente dalla bocca. Perché?
E’ riconosciuto da molti che lo sbadiglio interviene nei momenti in cui si vuole cambiare gli stati di vigilanza, aumentarla o perlomeno non diminuirla: quando si è stanchi e non si può riposare ovvero quando si è annoiati ma non si può far venire meno l’attenzione…
Da un punto di vista neurofisiologico lo sbadiglio potrebbe aver sede nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo, posto in prossimità del terzo ventricolo. Si è visto che stimolando queste formazioni con certi farmaci o elettricamente è possibile riprodurre lo sbadiglio (Argiolas (A), Melis (MR). The neurofarmacology of yawing).
Manzati rileva come queste aree siano zone cerebrali vicine al terzo ventricolo dove la barriera ematoencefalica è meno presente. E’ noto che a livello del sistema nervoso non esiste il sistema linfatico ed il liquor assolve a questa funzione. Manzati ipotizza che lo sbadiglio " riesca ad aumentare la pressione del liquor e quindi la velocità di riassorbimento dello stesso a livello dei villi aracnoidei, aumentando la velocità con cui porta e porta via, come se sbadigliando si lavasse il cervello".
A questo punto prova a giustificare osteopaticamente la necessità di aprire la bocca; alla sua apertura, infatti " i temporali e le altre ossa della periferia vanno in rotazione interna, mentre quelli della linea centrale come occipite e sfenoide vanno in estensione; nella chiusura avviene l’esatto contrario. L’inspirazione invece favorisce il cranio in flessione (rotazione esterna), mentre l’espirazione favorisce l’estensione (rotazione interna).
Si crea così una catena che attraverso il sistema di ruote dentate, si trasmette a tutte le ossa craniche.
Nello sbadiglio abbiamo contemporaneamente due atti che indurrebbero il cranio a movimenti opposti: profonda inspirazione ( cranio in flessione e rotazione esterna) e contemporanea apertura della bocca ( che invece induce estensione e rotazione interna).
Ciò potrebbe avere l’effetto di aumentare la pressione liquorale intracranica forzandone ulteriormente la diffusione"
Per confermare questa teoria potrebbe essere interessante avvalersi della RNM in tempo reale per vedere il movimento del liquor e la modificazione dei ventricoli durante l’atto dello sbadigliare.